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Cure domiciliari: aumentano gli assistiti

Con un incremento sensibile nel 2015 dell’assistenza ai pazienti ultrasessantacinquenni , l’Asl di Avellino prova a scrivere la parola fine alla querelle sul livello di assistenza garantito per le cure domiciliari. L’azienda, allora guidata da Sergio Florio, era stata protagonista di una guerra dei numeri con la Cgil. “il potenziamento delle cure domiciliari- dicono da via degli Imbimbo- è sempre stato un obiettivo prioritario dell’Asl Avellino e nell’ultimo periodo si sono raggiunti obiettivi inimmaginabili in così breve tempo. Negli ultimi due anni le cure domiciliari nel territorio provinciale hanno raggiunto dei livelli soddisfacenti, in seguito alle azioni messe in atto dalla direzione strategica del Commissario straordinario Mario Ferrante, con la collaborazione del direttore delle cure domiciliari dell’Asl Anna Marro.” Le domiciliari nell’anno in corso hanno fatto registrare un significativo aumento. Secondo gli standard fissati dal Ministero della Salute, la presa in carico degli ultrasessantacinquenni dovrebbe essere uguale, o superiore al 4 per cento. Nel 2014 il dato si era fermato al 2,5%. Nel periodo successivo, cioè da Gennaio a Settembre 2015, si è passati però al 3,3% “e sicuramente, riferiscono dell’Asl, alla fine di quest’anno riusciremo, per la prima volta, a raggiungere lo standard di presa in carico previsto dal ministero della Salute garantendo i giusti livelli di assistenza in questo settore.”   Sul punto Mario Ferrante si era impegnato subito dopo l’avvicendamento con Florio. Pur cogliendo l’inversione di tendenza fatta registrare dall’Azienda Sanitaria Locale, Vincenzo Petruzziello, segretario provinciale della Cgil Funzione Pubblica, resta cauto: “il dato è positivo ma bisogno capire quanti sono oggi quelli che hanno bisogno e sono tutti coperti. Nel 2014 erano 1500 e noi denunciammo che ne usufruiva solo la metà. Adesso bisogna continuare su questa strada e, anche superando la soglia del 4%, dare l’assistenza a tutti quelli che ne abbiano bisogno. Nessuno resti indietro. Questo è anche l’unico modo per evitare il sovraffollamento del pronto soccorso. I nostri risultati, spiegano ancora dall’Asl, sono legati soprattutto alla riorganizzazione del servizio, con l’implementazione della presa in carico dei pazienti nei diversi setting assistenziali e l’integrazione su tutto il territorio con i servizi sociali e la realizzazione di un’idonea informatizzazione.